Published On: mar, Mag 27th, 2014

Come sono andate (veramente) le Elezioni Europee in Austria

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Com’è successo in Italia, anche al di qua del Brennero molti analisti politici e sondaggisti dovranno rivedere le proprie valutazioni. La temuta onda antieuropeista, a conti fatti, non c’è stata. Nei numeri – che avremo modo di analizzare a breve – lo scenario politico austriaco non è stato di certo stravolto rispetto ai risultati delle Elezioni Politiche dello scorso settembre.

Prima di entrare nel merito e snocciolare i dati, ci sia concesso di stigmatizzare il sensazionalismo con il quale il main stream dei media italiani ha liquidato fin troppo superficialmente il risultato delle Elezioni Europee austriache, leggendolo come il frutto di un preventivato euroscetticismo. Un errore di valutazione, a nostro modesto avviso, frutto essenzialmente di una valutazione miope in chiave prospettica.

E allora, se nel commentare il risultato italiano viene utilizzato come (ragionevole) termine di paragone l’esito delle ultime elezioni politiche del febbraio 2013, non si comprende perché, al contrario, il risultato austriaco debba essere valutato tenendo in considerazione solo i risultati della precedente tornata elettorale europea risalente al 2009. Quest’ultima impostazione può essere vera a livello formale, ma non lo è a livello sostanziale. E, si sa, la Politica non è certo una scienza esatta.

Un Paese più eurocritico che antieuropeista

Parafrasando quanto opportunamente rilevato dal lucido Marco Di Blas – giornalista tra i più esperti in “cose d’Austria”, in una serie di interessanti articoli pubblicati nelle ultime ore sul suo blog “Austria Vicina http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it – l’Austria è sì un Paese fortemente critico nei confronti dell’Europa, ma non per questo può essere considerato un Paese deliberatamente antieuropeista.

I risultati dei partiti della Grosse Koalition

Detto questo, passiamo alla prova dei fatti e dei numeri. I risultati definitivi – integrati anche dalle 350.000 preferenze espresse via posta e scrutinate successivamente – riportano una sostanziale tenuta del tandem che forma la Grosse Koalition di governo. Nel dettaglio, assistiamo ad una inversione dei rapporti di forza all’interno della coalizione governativa. I popolari dell’ÖVP (Österreichische Volkspartei) diventano la prima forza politica del Paese, passando dal 24,01% delle scorse Politiche al 27% (in sostanziale tenuta rispetto al 29,98% delle Europee del 2009), mentre i socialdemocratici del SPÖ (Sozialdemokratische Partei Österreich) riportano il 24,1% dei voti – in calo rispetto al 26,86% delle scorse Elezioni Politiche, quando erano risultati la prima forza del Paese, ma sostanzialmente in linea con il 23,74% riportato nel 2009. La tenuta del centro popolare è dovuta essenzialmente alla coraggiosa campagna elettorale condotta, piazza per piazza, porta a porta, dall’eurodeputato Othmar Karas, convinto europeista che ha saputo rinsaldare il legame con il proprio elettorato (recentemente disaffezionato a causa dello scandalo Hypo Bank che aveva coinvolto il partito a livello nazionale). A riprova del fatto che da queste parti, al contrario di quanto troppo spesso accade in Italia, il mandato europeo viene vissuto come una vera e propria mission e non come un ripiego in attesa di ‘altra destinazione’.

Popolisti, antieuropeisti ed affini

Dall’altro lato, l’unica forza apertamente antieuropeista in grado di piazzare quattro dei suoi membri nell’europarlamento di Strasburgo è l’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs), che riporta un 19,7%. Il partito nazionalista, a ben vedere, risulta essere addirittura in leggero calo rispetto al 20,55 ottenuto nelle Politiche dello scorso settembre. Ciononostante, nei commenti di molti media italiani (e non solo), viene posto enfaticamente in rilievo il quasi + 7% rispetto alle Europee del 2009. Questa valutazione, come accennato, è sostanzialmente frutto di un paio di errori di contesto. In primo luogo, nel 2009 l’area populista ed euroscettica era presidiata anche da altre forze politiche particolarmente in ascesa in quel momento, come la Lista di Hans-Peter Martin – ex giornalista del Der Spiegel, poi falciato dagli scandali durante la sua attività da europarlamentare – che riportò un consistente 17,7%, nonché il BZÖ (Bündnis Zukunft Österreich), fondato nel 2005 dallo storico leader xenofobo carinziano Jörg Haider in seguito alla sua scissione dal FPÖ. Ebbene, nel 2009 questo partito aveva raggiunto il 4,5% dei consensi proprio a causa dell’onda emotiva causata della scomparsa del proprio leader (avvenuta per incidente stradale nell’ottobre del 2008).

Lo storico risultato  degli “smart” Grünen

Al contrario, indubbiamente in ascesa risulta essere il trend dei Grünen, partito ambientalista fondato nel 1986. Frutto anche di una campagna elettorale molto smart – basti vedere sopra il poster elettorale in copertina, nonchè, il cammeo della celebre drag queen Conchita Wurst protagonista di questo spot elettorale sul risparmio energetico – il 13,96% riportato alle elezioni di domenica scorsa si pone in progresso rispetto al 12,43 riportato alle Politiche dello scorso settembre, nonché al 9,93% riportato alle Europee del 2009. Siamo di fronte al miglior risultato storico dei Verdi austriaci – impreziosito da significativi picchi di consenso in alcune realtà urbaneche si sono imposti come il primo partito sia ad Innsbruck (24,98%) che Graz (24,76%), oltre che in ben dieci circoscrizioni metropolitane della capitale Vienna. Inoltre, quello dei Grünen è stato il partito più votato tra gli under 29. Ed è probabile che proprio in questo consenso siano da ricercare parte dei voti persi dai socialdemocratici.

Alla fine “tutti salvi” nonostante l’astensionismo

Infine, altro dato in ascesa risulta essere l’astensionismo: domenica scorsa si è recato al seggio solo il 39,78 dell’elettorato austriaco. Astensionismo che pare aver colpito in maniera quasi uniforme tutte le forze politiche austriache, consegnandoci un quadro abbastanza paradossale – quasi da prima Repubblica italiana, oseremmo dire – nel quale tutti i leader politici si sono dichiarati soddisfatti dell’esito elettorale: chi per i voti guadagnati (come i Verdi), chi per quelli sostanzialmente conservati (FPÖ e ÖVP), chi per quelli persi, ma non troppo (nel caso dei socialdemocratici).

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