Published On: ven, Mag 23rd, 2014

La situazione politica in Austria alla vigilia delle Elezioni Europee 2014

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Il Foehn non è l’unico vento a soffiare in queste ore nelle valli austriache. Altrettanto poderoso, il vento dell’euroscetticismo sembra montare negli orientamenti elettorali degli austriaci. Nonostante, infatti, un tasso di disoccupazione fermo al 5% – il più basso dell’eurozona – e un ben poco preoccupante indice di indebitamento pubblico attestato al 75% del PIL, l’elettorato austriaco sembra essersi decisamente disaffezionato alle istituzioni comunitarie.

A beneficiare di questo crescente euroscetticismo, secondo le analisi circolate nelle ultime settimane, sarebbe il Team Stronach: giovane movimento populista di ispirazione neoliberale fondato nel 2012 dall’omonimo uomo d’affari Frank Stronach che ha debuttato con il 5,7 % alle ultime elezioni legislative tenutesi nello scorso settembre.

L’imminente tornata elettorale potrebbe pertanto rilevarsi un insidioso banco di prova per la Grosse Koalition di governo – formata dall’alleanza tra i socialisti del Sozialdemokratische Partei Österreichs SPO e i popolari del Österreichische Volkspartei OVP che alle scorse elezioni legislative ha superato di poco il 50 % dei consensi.

La terza forza politica del paese, il Freiheitliche Partei Österreichs FPO – partito di estrema destra nazionalista guidato fino al 2005 da Jorg Heider e protagonista di un vero e proprio exploit alle ultime elezioni legislative con il 20,55 % dei consensi – dovrà invece fare a meno del proprio candidato di punta, Andreas Moelzer. Il leader nazionalista è stato infatti costretto ad abbandonare la scena in seguito ad alcune dichiarazioni che hanno suscitato vive polemiche nel corso della campagna elettorale austriaca. Secondo quanto riportato dal quotidiano  Sueddeutsche Zeitung, lo stesso, in occasione di un convegno tenutosi nello scorso febbraio, avrebbe dichiarato che “la Bruxelles reale è davvero così: tutti, dai portoghesi fino agli estoni, dagli svedesi fino ai siciliani – che uno nemmeno percepisce, perché in parte sono davvero alti soltanto 1.60, tutti ridono di noi – dei tedeschi e degli austriaci. E noi siamo gli unici puntuali agli appuntamenti, e siamo gli unici che lavorano già alle 9 e non alle 11”. Per inciso, sul punto vale la pena ricordare che, secondo il report pubblicato dall’osservatorio politico VoteWatchEurope.eu, nel corso dell’ultima legislatura gli europarlamentari austriaci si sono classificati primi per rendimento, presenza (90,86 %) ed efficienza tra i banchi di Strasburgo (altro invidiabile primato austriaco). Per completezza ricordiamo inoltre che gli europarlamentari italiani si sono classificati al 24° posto su 28 delegazioni, facendo meglio solo di Cipro, Lituania, Grecia e Malta. Un “incoraggiante progresso“, visto che nella precedente legislatura la delegazione italiana si era addirittura classificata all’ultimo posto per presenza e produttività nell’europarlamento. Tornando alle dichiarazioni di Herr Moelzer, il politico della FPO avrebbe inoltre rincarato la dose, affermando che “l’Ue, nel suo sviluppo attuale, diventa una dittatura burocratica politicamente corretta, una dittatura paternalistica, che prescrive ogni cosa alla gente, e che sviluppa una dinamica della regolamentazione rispetto alla quale l’Unione sovietica o anche il Terzo Reich, e lo dirò a rischio di essere frainteso, erano innocue e liberali. Perché sicuramente non c’erano tutte queste regole e prescrizioni, precetti e prescrizioni come oggi in Ue”.

Insomma, anche al di qua del Brennero i toni del dibattito politico non sono stati certo dissimili da quelli che hanno esacerbato gli animi durante la campagna elettorale italiana. Ed ora la parola passa agli elettori.

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